Cenni storici

Nel 1983 a Vancover (Canada) il professore di economia Michael Linton realizzò il primo “sistema di scambio locale tra cittadini”, basato sullo scambio e sul baratto quali attività complementari al normale sistema economico regolato da transazioni a pagamento.
Si trattò, inizialmente, di una forma di economia alternativa che prevedeva l’attribuzione di un valore commerciale ad ogni tipo attività e di bene ceduto.
L’esperienza si diffuse nel Regno Unito con il nome di LETS (Local Employment-Trading System).

A partire dagli anni ’80 il sistema si sviluppò, con nomi e in forme diversi, in Australia, America ed in altri Paesi europei (Francia, Spagna, Olanda, Germania e Paesi Scandinavi), anche con il supporto dei governi locali che riconobbero nell’economia di scambio vantaggi a sostegno del welfare per fare fronte ad una crisi sociale ed economica.
Attualmente le Banche del Tempo sono diffuse in tutto il mondo.

Le prime esperienze italiane risalgono all’inizio degli anni ’90: a Parma, dove per la prima volta venne usato  il termine “Banca del Tempo”, e a Sant’Arcangelo di Romagna da dove nel 1995, per iniziativa di un sindaco donna e di un comitato per le pari opportunità, partì un processo di divulgazione, supportato anche dai media, su scala nazionale.

Nate inizialmente per opera di donne a favore di altre donne, in un momento storico in cui si andavano affermando i principi delle pari opportunità e della conciliazioni dei tempi di vita e lavoro, le Banche del Tempo italiane, proprio per la loro vocazione sociale e solidale, si sono aperte alla partecipazione di tutti: uomini e donne, giovani e anziani, cittadini italiani e stranieri.

Diversamente da alcune esperienze estere, dove si attribuisce al tempo un valore ideale in moneta in base al tipo di attività prestata, le nostre Banche del Tempo riconoscono a qualsiasi attività un’identica unità di valore: l’ora di tempo.
Nella nostra cultura, infatti, le BdT non sono nate con la semplice intenzione di sopperire a necessità economiche (sebbene il principio di “scambio” abbia comunque intrinseco questo valore), ma per costruire una rete di relazioni sociali in cui l’unità di “valore” è il tempo che ogni partecipante può mettere a disposizione per dedicare ad altri le proprie competenze, e per riceverne in uguale misura.

Le Banche del Tempo sono oggi diffuse su tutto il territorio nazionale, sia nell’ambito degli Enti locali (regioni, province, comuni e municipi di grandi città), sia per iniziativa private (aziende, associazioni, ecc.).
 
La diffusione del fenomeno in Italia è stata seguita, tra il 1995 e il 2002, dall’Osservatorio Nazionale sulle Banche del Tempo, “Tempomat”, istituito con il compito di effettuarne il censimento.

Dal 2007 opera, con funzione di coordinamento, l’Associazione Nazionale Banche del Tempo che fornisce anche un concreto supporto mediante corsi di formazione, incontri, studi, ricerche e messa in rete delle informazioni necessarie per la promozione, l’avvio e il sostegno delle BdT.
L’Associazione Nazionale persegue lo scopo di sostenere, attraverso un percorso di relazioni tra BdT, cittadini, associazioni, enti locali, la valorizzazione del tempo come strumento di cittadinanza attiva, di scambio di saperi, di agire etico e solidale, di equità nelle relazioni di genere e pari opportunità tra le persone, di stili di vita più sostenibili.

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